RTT MELEGNANO
XXV DOMENICA DEL TEMPO PER ANNUM
Cantico Dn 3, 57-88. 56
Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).
Ant. 1 I tre fanciulli nella fornace
levavano la lode al vero Re; *
passeggiavano tra le fiamme,
cantando a una sola voce la gloria del Signore.
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
benedite, cieli, il Signore.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,
il Signore, *
benedite, potenze tutte del Signore,
il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
benedite, stelle del cielo, il Signore.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore, *
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
benedite, freddo e caldo, il Signore.
Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
benedite, notti e giorni, il Signore.
Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, il Signore, *
benedite, creature tutte che germinate sulla terra,
il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
benedite, mari e fiumi, il Signore.
Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell’acqua, il Signore, *
benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici,
il Signore, *
benedite, figli dell’uomo, il Signore.
Benedica Israele il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
benedite, o servi del Signore, il Signore.
Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito santo, *
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Ant. 1 I tre fanciulli nella fornace
levavano la lode al vero Re; *
passeggiavano tra le fiamme,
cantando a una sola voce la gloria del Signore.
Salmo diretto
L’anima assetata del Signore
La Chiesa ha sete del suo Salvatore, bramando di dissetarsi alla fonte dell’acqua viva che zampilla per la vita eterna (Cassiodoro).
Sal 62, 2-9
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, *
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho cercato, *
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita, *
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva, *
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito, *
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Nel mio giaciglio di te mi ricordo, *
penso a te nelle veglie notturne,
tu sei stato il mio aiuto; *
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe *
l’anima mia.
La forza della tua destra *
mi sostiene.
Gloria.
Di te ha sete, o Dio, l’anima nostra,
a te sospira il cuore;
a noi, che alla tua maestà alziamo le mani
lodandoti con voci di gioia,
dona di amarti più della vita;
così al divino convito
ci sazieremo della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.
In Principio la terra Dio creò
con i monti i prati e i suoi color
e il profumo dei suoi fior
che ogni giorno io rivedo intorno a me
che osservo la terra respirar
attraverso le piante e gli animal
che conoscere io dovrò per sentirmi
di esser parte almeno un po'.
Questa avventura, queste scoperte
le voglio viver con te.
Guarda che incanto è questa natura
e noi siamo parte di lei.
Le mie mani in te immergerò
fresca acqua che mentre scorri via
tra i sassi del ruscello
una canzone lieve fai sentire
pioggia che scrosci fra le onde
e tu mare che infrangi le tue onde
sugli scogli e sulla spiaggia
e orizzonti e lunghi viaggi fai sognar.
Questa avventura, ...
Guarda il cielo che colori ha
e un gabbiano che in alto vola già
quasi per mostrare che,
ha imparato a vivere la sua libertà
che anch'io a tutti canterò
se nei sogni farfalla diverrò
e anche te inviterò
a puntare il tuo dito verso il sol.
Questa avventura, ...
Padre nostro.
IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Il Signore mi ha liberato,
mi ha salvato perché mi ama.
Si dice il Gloria.
Apri, o Dio, all’ascolto della tua voce
gli animi dei tuoi figli
perché si accresca la nostra fede
e si mantenga pura da ogni colpa la nostra vita.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Lettura del profeta Isaia.
In quei giorni. Isaia pregò il Signore dicendo:
«Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti,
come il fuoco incendia le stoppie
e fa bollire l’acqua,
perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici,
e le genti tremino davanti a te.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.
Signore, non adirarti fino all’estremo,
non ricordarti per sempre dell’iniquità.
Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo.
Le tue città sante sono un deserto,
un deserto è diventata Sion,
Gerusalemme una desolazione.
Il nostro tempio, santo e magnifico,
dove i nostri padri ti hanno lodato,
è divenuto preda del fuoco;
tutte le nostre cose preziose sono distrutte».
Parola di Dio.
Vieni, Signore, a salvare il tuo popolo.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi.
Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito. R.
Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
medito e il mio spirito si va interrogando. R.
Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R.
O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R.
Lettera agli Ebrei.
Fratelli, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari.
Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Parola di Dio.
Alleluia.
Il pane di Dio è colui che discende dal cielo
e dà la vita al mondo.
Alleluia.
Lettura del Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore.
Esulta il mio cuore per la tua salvezza,
canto al Signore che mi da ogni bene
e inneggio all’Altissimo.
La tua Chiesa si allieti, o Padre,
delle grazie che copiosamente le doni;
si conservi fedele a Cristo Signore
e meriti di condividere
la gloria eterna con lui,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Si dice il Credo.
Guarda con bontà,
o Dio forte ed eterno,
a questo rito sacrificale;
accogli i doni posti sul santo altare
e con cuore generoso benedici i tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.
È veramente cosa buona e giusta
renderti grazie e innalzare a te
l’inno di benedizione e di lode,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai creato il mondo
nella varietà dei suoi elementi,
hai disposto l’avvicendarsi dei tempi e delle stagioni
e all’uomo, fatto a tua immagine,
hai affidato le meraviglie dell’universo
perché, fedele interprete dei tuoi disegni,
esercitasse il dominio su ogni creatura
e nelle tue opere glorificasse te,
Creatore e Padre,
per Cristo Signore nostro.
In lui il cielo e la terra, gli angeli e i santi
cantano con voce unanime la tua gloria:
Santo…
Dio, mio Signore, in te mi rifugio;
salvami da chi mi perseguita e liberami.
Gli angeli stanno intorno all’altare
e Cristo porge il Pane dei santi
e il Calice di vita a remissione dei peccati.
O Dio, che ci hai chiamato
a celebrare nella concordia
la cena del tuo Figlio,
ricolmaci della sua carità
perché ci serbiamo tutti uniti col vincolo dell’amore
in lui che ci ha reso fratelli,
e vive e regna nei secoli dei secoli.
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